Da quasi 60 anni, l’Internationale Filmfestspiele Berlin è il principale evento culturale della città, oltre che uno dei tre festival cinematografici più importanti al mondo. Nato dalla Guerra Fredda, si è trasformato da evento propagandistico appoggiato dagli Alleati in un vero e proprio punto di contatto (o spesso di scontro) tra Est e Ovest.
La teatralità dell’evento non si è limitata agli schermi: nel 1959 i francesi boicottarono il festival contro la proiezione di Orizzonti di Gloria, la controversa condanna della guerra di Stanley Kubrick; nel 1970 la giuria si ribellò contro il film pro-vietnamita OK, e nel 1979 l’intero Blocco Est se ne andò per via del ritratto del popolo vietnamita ne Il Cacciatore.
Gli anni che seguirono la caduta del Muro di Berlino furono particolarmente eccitanti: l’atmosfera e l’energia del festival erano un riflesso della gioia e del caos del cambiamento della città. Stabilitosi nella comoda cornice di Potsdamer Platz, il festival si è avvicinato al glamour e alla celebrità dei suoi due concorrenti più prestigiosi, Cannes e Venezia. Il direttore del festival Dieter Kosslick ha portato una ventata di apertura ed energia all’evento organizzando simposi, spettacoli ed eventi paralleli oltre che un programma di sviluppo per cineasti emergenti. Per chi ancora rimpiange i vecchi cinema storici, il Delphi, l’International, il Film Palast, il Colosseum, e l’ex sede principale del festival, lo Zoo Palast, vengono tuttora utilizzati per le repliche e spettacoli correlati.
Ciò che non è cambiato, invece, è la possibilità di apprezzare una selezione di film probabilmente più vasta ed eclettica di quella di qualsiasi festival cinematografico al mondo. Diversamente dai concorrenti Cannes e Venezia, il Festival internazionale del cinema di Berlino coinvolge il pubblico almeno quanto l’industria cinematografica. Nel febbraio di ogni anno, tutta la città sembra mobilitarsi per vedere le centinaia di film presentati in otto sezioni.

